
Il favoloso mondo di Amelie (Le Fabuleux destin d'Amélie Poulain).
Colore, 120 minuti. Produzione, Francia, 2001.
Vi starete chiedendo se un film "normale" potrebbe mai far parte della mia Top Five...penso proprio di no.
Eppure in questo film non c'è niente di anormale! Fantastico posto (anche se non l'ho mai vista di persona) la provincia francese. Il mondo così come sarebbe piaciuto a Zavattini, e a Prévert, e a Carné: le fate e gli gnomi possiamo essere noi, capaci di trasformare la realtà che ci circonda con la sola forza dello sguardo. Prendete Amélie Poulain (Audrey Tautou): avrebbe tutto il diritto di tenere il muso da mattino a sera, di mandare a quel paese il prossimo che le ha sempre giocato tiri poco simpatici. A partire dal padre vedovo, prima medico e ora pensionato, sempre tanto triste ma tanto triste da far venire l’angoscia appena lo si incrocia (figurarsi crescerci insieme). La stessa Amélie, quasi quasi, ne restava marchiata per tutta la vita: da bambina il cuore le batteva forte forte, ogni volta che il genitore la visitava, e la diagnosi di una grave malattia era sempre certa.
La madre muore schiacciata da una suicida all'uscita dalla chiesa nel quale aveva chiesto a Dio che le mandasse dal cielo un fratellino per la figlia, e così, Amélie si trova ancora più sola ma sempre insieme a quei piccoli piaceri che i bambini riescono a cogliere dalla vita e che lei non abbandonerà mai.
La madre muore schiacciata da una suicida all'uscita dalla chiesa nel quale aveva chiesto a Dio che le mandasse dal cielo un fratellino per la figlia, e così, Amélie si trova ancora più sola ma sempre insieme a quei piccoli piaceri che i bambini riescono a cogliere dalla vita e che lei non abbandonerà mai.
Più grande la ragazza va a Parigi. Fa la cameriera e incontra tanta gente. Il 31 agosto 1997 è il giorno decisivo della sua vita: vede in tv il servizio della morte di lady Diana, le cade di mano un tappo di bottiglia che finisce sotto una piastrella, dove Amélie trova una vecchia scatola di cianfrusaglie (figurine, la foto di un calciatore, un ciclista di ferro). Si mette in testa di rintracciare il proprietario, che a quel punto avrà una cinquantina d'anni. Lo trova, gli restituisce il "ricordo" e gli cambia la vita. Da quel momento decide di far felice il prossimo, ed ecco una galleria di personaggi secondo la tradizione del cinema francese...dell'arte: un pesce che cerca continuamente di suicidarsi, un impiegato dei treni in pensione che oblitera le foglie delle piante di sua moglie, un pittore che falsifica una volta l'anno un dipinto di Renoir, un cieco che Amélie accompagna, descrivendogli ciò che vede.
Ma alla fine saranno tutte queste persone che insieme a Nino Quincampoix (Mathieu Kassovitz), un ragazzo che ama le cose strane (ma in fondo tanto belle perchè personali) come Amélie che le faranno capire che non si può veramente amare la vita degli altri senza prima amare se stessi.
Un film diretto da Jean-Pierre Jeunet, con una fantastica colonna sonora di Yann Tiersen, che consiglio vivamente a tutti.

