mercoledì 22 ottobre 2008

e alla numero 5!


C'era una volta in America (Once upon a time in America). Colore, 218 minuti. USA, 1984.


Tratto dal romanzo "mano armata" di Harry Grey, del 1983, la storia si trasforma, sotto la regia di Sergio Leone, in un labirinto in cui tre periodi diversi della storia del protagonista, Noodles (R. De Niro), si inseguono come ricordi chiusi in gabbia e troppo difficili da fare fuori.


La sua vicenda abbraccia un arco di quasi mezzo secolo: 1922-23, quando i protagonisti sono ragazzini, angeli dalla faccia sporca alla dura scuola della strada nel Lower East Side di New York, scuola di vita troppo rigida per dei ragazzini che si divideranno alla morte del più piccolo dei cinque che sarà anche la causa , quasi diretta, del soggiorno in prigione di Noodles che ci porta dritti al 1932; 1932-33, quando ,dopo nove anni Noodles ritorna alla vita, scopre con stupore che i suoi tre "compari" sono riusciti a diventare una banda di giovani gangster, e che gli hanno conservato una fetta della torta. Ma è il periodo della liberalizzazione della vendita di alcool in America, la fine di quel proibizionismo farà dividere di nuovo i quattro amici, questa volta per questioni di interessi e di affari; 1968, quando Noodles, come emergendo dalla nebbia del passato, ritorna a New York alla ricerca del tempo perduto, alla ricerca di quella verità che gli è sfuggita per 35 anni e che non quadra per niente. Se il 1922 e il 1932 sono flashback rispetto al 1968, il 1968 è un flashforward rispetto al 1933: il Noodles anziano è una proiezione di quel che Noodles, allucinato dall'oppio, ha sognato nella fumeria.


Un sogno, semplicemente un film epico che annovera nel cast, oltre Robert De Niro, Elizabeth McGovern, James Woods, Treat Williams, Joe Pesci e tanti altri, che si muovono all'interno dei periodi più floridi della storia d'America, accompagnati dalla grande colonna sonora di Ennio Moricone che a braccetto con la regia ha scritto una parte ormai indelebile della storia del cinema mondiale.

martedì 1 luglio 2008

posizione numero 4!


Mi dispiace aver trascurato il mio blog in quest'ultimo periodo, ma tra esami ed esami non ho avuto molto tempo...in più se vi devo dire la verità non avevo mai pensato al film della posizione 4 nella mia classifica!


La dolce vita. Bianco e nero, 173 minuti. Italia, 1960.

Il film diretto dal grande Federico Fellini, annovera nel suo cast nomi che vanno da Marcello Mastroianni ad Adriano Celentano,da Anita Ekberg a Audrey McDonald.

Paparazzi che con i loro scatti immortalano le gesta di sedicenti attricette, all’uscita di locali alla moda, auto di lusso che sfrecciano su e giù per Via Veneto cariche di ricchi personaggi famosi in compagnia di splendide soubrette, che esternano con vanità la speranza di farsi notare dai curiosi passanti. Marcello Rubini (Marcello Mastroianni) è un bel giovane giornalista in carriera che durante una delle numerose notti brave romane trascorse alla ricerca dello scoop sensazionale, conosce, in un noto locale alla moda di Via Veneto, Sylvia (Anita Ekberg), una bellissima ragazza svedese della quale si innamora perdutamente. Feste chic in fantastiche dimore, luci e musica della Roma by night accompagnano Marcello e Anita, con una lussuosa decappottabile, a percorrere le più belle strade di Roma, fino a prendere il totale possesso della città. Il bagno a fontana di Trevi di Sylvia ne è la dimostrazione ed entrerà nella leggenda come l’atto supremo della gioia di vivere.

Federico Fellini “fotografa” , con esemplare talento e con il suo magico e inconfondibile stile disincantato, l’alta aristocrazia romana e internazionale che trova il suo apogeo nella Roma dei primi anni 60’. La città eterna che solo grazie ai bassi prezzi di produzione di cinecittà, diventa meta di un turismo troppo di classe, per la maggior parte legato all'impresa cinematografica, che in fine coinvolge tutte le classi sociali. Un dolce, che in principio ricopre le labbra di tutti, in fine tenderà a trasformarsi in noioso e un pò brutale che lascerà con l'amaro in bocca persino Marcello, in principio così propenso ad abbracciare la nuova cultura (quella americana), ed in fine il primo a sognare il ritorno alla "dolce vita".

Il Capolavoro del famoso cineasta si può sicuramente collocare tra le cento pellicole più interessanti della storia del cinema mondiale, per me rientra a pieno titolo nella Top Five.

sabato 21 giugno 2008

Siamo già arrivati alla posizione numero 3!


Il favoloso mondo di Amelie (Le Fabuleux destin d'Amélie Poulain).

Colore, 120 minuti. Produzione, Francia, 2001.


Vi starete chiedendo se un film "normale" potrebbe mai far parte della mia Top Five...penso proprio di no.

Eppure in questo film non c'è niente di anormale! Fantastico posto (anche se non l'ho mai vista di persona) la provincia francese. Il mondo così come sarebbe piaciuto a Zavattini, e a Prévert, e a Carné: le fate e gli gnomi possiamo essere noi, capaci di trasformare la realtà che ci circonda con la sola forza dello sguardo. Prendete Amélie Poulain (Audrey Tautou): avrebbe tutto il diritto di tenere il muso da mattino a sera, di mandare a quel paese il prossimo che le ha sempre giocato tiri poco simpatici. A partire dal padre vedovo, prima medico e ora pensionato, sempre tanto triste ma tanto triste da far venire l’angoscia appena lo si incrocia (figurarsi crescerci insieme). La stessa Amélie, quasi quasi, ne restava marchiata per tutta la vita: da bambina il cuore le batteva forte forte, ogni volta che il genitore la visitava, e la diagnosi di una grave malattia era sempre certa.
La madre muore schiacciata da una suicida all'uscita dalla chiesa nel quale aveva chiesto a Dio che le mandasse dal cielo un fratellino per la figlia, e così, Amélie si trova ancora più sola ma sempre insieme a quei piccoli piaceri che i bambini riescono a cogliere dalla vita e che lei non abbandonerà mai.
Più grande la ragazza va a Parigi. Fa la cameriera e incontra tanta gente. Il 31 agosto 1997 è il giorno decisivo della sua vita: vede in tv il servizio della morte di lady Diana, le cade di mano un tappo di bottiglia che finisce sotto una piastrella, dove Amélie trova una vecchia scatola di cianfrusaglie (figurine, la foto di un calciatore, un ciclista di ferro). Si mette in testa di rintracciare il proprietario, che a quel punto avrà una cinquantina d'anni. Lo trova, gli restituisce il "ricordo" e gli cambia la vita. Da quel momento decide di far felice il prossimo, ed ecco una galleria di personaggi secondo la tradizione del cinema francese...dell'arte: un pesce che cerca continuamente di suicidarsi, un impiegato dei treni in pensione che oblitera le foglie delle piante di sua moglie, un pittore che falsifica una volta l'anno un dipinto di Renoir, un cieco che Amélie accompagna, descrivendogli ciò che vede.
Ma alla fine saranno tutte queste persone che insieme a Nino Quincampoix (Mathieu Kassovitz), un ragazzo che ama le cose strane (ma in fondo tanto belle perchè personali) come Amélie che le faranno capire che non si può veramente amare la vita degli altri senza prima amare se stessi.


Un film diretto da Jean-Pierre Jeunet, con una fantastica colonna sonora di Yann Tiersen, che consiglio vivamente a tutti.

mercoledì 18 giugno 2008

seconda posizione


L'Odio (La Haine). Bianco e nero, 97 minuti. Produzione, Francia, 1995.


"è la storia di una società che precipita, e che mentre sta precipitando si ripete per farsi coraggio..fino a quì tutto bene, fino a quì tutto bene, fino a quì tutto bene.Il problema non è la caduta, ma l'atterraggio."

E' questa la storia con cui comincia il film diretto magistralmente da Mathieu Kassovitz, una storia che si perpetuerà durante tutto il film, che non si darà pace finchè non avrà terminato il suo corso, e che come un fiume in piena travolgerà e stravolgerà la vita dei tre personaggi: Vinz (Vincent Cassel, Hubert (Hubert Koundé) e Said (Said Taghmaoui).

Il lasso di tempo in cui si svolgono i fatti, di sole 20 ore, è scandito dal ticchettio di un orologio a corda, un' altra delle scelte (a parte il bianco e nero) adottate dal giovane regista per far capire come nelle Cité ( i quartieri delle periferie di Parigi), la vita sia così fragile.

La giornata balorda dei tre giovani disperati ha inizio quando Vinz, che ha trovato una pistola d'ordinanza persa da uno sbirro durante gli scontri, decide di usarla per vendicare il sedicenne Abel, morto dopo il pestaggio ad opera della polizia che lo stava interrogando.

Lo stesso anno La Haine consegna la Palma D'Oro come miglior regista a Kassovitz, ma mentre i tre personaggi del film riprendono colore al Palais del Festival di Cannes, i poliziotti di guardia sulla scalinata hanno ostentatamente voltato le spalle, a dimostrazione che anche lì cova un odio profondo, generazionale, prepolitico contro una società che sembra escludere in modo inesorabile chi non è fin dall'inizio inserito nel giro giusto.

lunedì 16 giugno 2008

COMINCIAMO DAI FILM


Per quelle che saranno le nostre Top Five, cominciamo proprio dai film, e non è un caso se comincio proprio da questo film...un film da psicopatici forse!

Ma proprio la più grande falla psichica dei personaggi di questo film è la mania per le Top Five...ed è soltanto in questa occasione che la mia Top Five dei film comincerà dalla vetta!


Alta fedeltà (High Fidelity). Genere Commedia. Colore, 113 min. Produzione USA 2000.

Un Film di Stephen Frears. Con Lily Tailor, John Cusack, Jack Black, Todd Louiso, Catherine Zeta-Jones, Lisa Bonet.


Rob Gordon (John Cusack), proprietario a Chicago del Championship Vinyl, anomalo negozio di dischi pop, è scaricato dall'amata Laura. L'abbandono lo porta a un bilancio dei suoi fallimenti sentimentali, e a crescere. Dal romanzo (1995) di Nick Hornby, ambientato a Londra Nord, raccontato in 1° persona, sceneggiato in quattro tra cui J. Cusack, anche coproduttore. Strutturata su monologhi spiritosi e un po' autolesionistici, detti dal protagonista con un alquanto insolito sguardo in macchina, la storia è un susseguirsi di veri e propri trip mentali del protagonista; tra cose non dette e cose non fatte (ma realtà nella mente del grandioso Rob) che vengono tirate fuori dal taschino per prolungare un inevitabile planata dalla spensieratezza giovanile alla vita adulta. Sostenuto a gran voce dai due maniacali amici-commessi (Louiso e il frenetico Black) Ron procede, in flashback o al presente, con l'elenco delle sue Top Five, dalle classifiche settimanali delle canzoni che racchiudono un particolare comune, a quella delle cinque fanciulle che, secondo lui, gli hanno spezzato il cuore. Il film appartiene a Cusack, a Hornby e agli sceneggiatori più che a Frears che, però, contribuisce con la direzione degli attori, l'intelligenza dei tempi narrativi, l'attenzione ai particolari. Breve comparsa di Bruce Springsteen e cammeo di T. Robbins capellone. Musiche di Howard Shore e frammenti di 59 canzoni.
Vi consiglio di vederlo!!
E domani la seconda della mia Top Five film.

domenica 15 giugno 2008

TRA IL CIELO E L'ASFALTO

sembrerebbe un pò banale come titolo di un blog! forse anche come titolo di un semplice post...ma se ci pensate bene, il cielo e l'asfalto, sono due cose così diverse (tranne durante quei brevi giorni invernali). E non soltanto per il colore, per la materia, per quello a cui servono, ma anche per ciò che rappresentano...il cielo è quello che di solito si associa al volo, ai sogni, alla spensieratezza; l'asfalto invece è qualcosa di molto più semplice, ma anche cattivo! quello che ti costringe a rimanere coi piedi saldati per terra!
Nella mia vita ci sono sempre stati questi due elementi, due parti di me che vorrei curare un pò di più su questo blog...in me questi due elementi vanno spesso in conflitto! il primo mi ha fatto sognare, mi ha fatto sognare una vita che cerco ancora, mi ha fatto studiare l'arte, soprattutto la critica d'arte, cercare di capire, cercare di acchiappare un particolare o un significato che è scappato a qualcuno; l'altro mi accompagna fin dai 12 anni circa e in fondo mi ha fatto capire che l'arte nasce proprio lì...per le strade, sui muri colorati, sui cartelloni pubblicitari, nella vita di tutti i giorni...e potrai guardarla dall'alto, criticarla, a volte anche capirla...ma se non scendi per strada, non sarà mai TUA!